ARTEADARONA. Il viaggio continua ... Personale di G. Fantini (agosto 2011) ...

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::: Dal discorso d'inaugurazione di Giancarlo Fantini
Arona, 13 agosto 2011

Non è casuale il titolo scelto per presentare il lavoro prodotto in questo anno che ci separa dalla precedente esposizione: ormai so da tempo che nulla succede per caso, ma il tema del viaggio, del cammino che ognuno di noi ha da percorrere in questa vita sta diventando davvero una costante del mio fare arte.
Anche se nei mesi appena trascorsi le occasioni di mettermi in movimento sono state inferiori rispetto alla mia media, in realtà sono spesso in movimento: non occorre sempre l'auto o il treno, bastano gli occhi e gli altri sensi, la mente, a qualcuno le ali.
Certo cambiano le distanze, i tempi di percorrenza, le mete ...
Ma i concetti di tempo e di spazio sono sempre più relativi: sono convinto che più importante di tutto sia il vivere qui e ora.
E lo sarà anche per il visitatore.
Non ho più dubbi, anche se le certezze scemano quotidianamente.
E ho imparato che, almeno per quanto mi riguarda, forse non è il caso di chiedersi sempre perché.
Avrei voluto dipingere di più, avrei voluto produrre altri materiali, magari già anticipati a qualcuno, avrei voluto presentare altri lavori esposti altrove...
Sono ciò che si vede in questa sala.
Sarò ciò che il tempo e lo spazio mi consentiranno di essere al prossimo appuntamento. Condivido con voi, ciò che mi hanno scritto dopo la mostra precedente: “l'arte è la suprema manifestazione della potenza dell'uomo ed è concessa a rari eletti”, “l'espressione e la forma della passione sublimata della ricerca della bellezza e della perfezione di Dio, una tensione che spinge l'artista alla conoscenza del divino o alla sua negazione e può spingere alla follia ... perché nulla può essere eguagliato alla bellezza del creato e l'artista esige per sé la perfezione”.
“Di un artista se ne parla, in bene o in male, ma se ne parla. Solo che non tutti hanno la capacità di valutare che egli è anche qualcuno che esterna sé stesso legandosi senza limiti o ritegno a ciò che produce e per farlo ci vuole solo coraggio. Un coraggio che paradossalmente però viene confuso con l'eccentricità o la vanità”.
“Fare arte è far l'amore con l'universo stesso; uno sprigionarsi di idee, materializzate da menti ispirate da un'idea superiore. Un attimo, un solo istante e nella mente dell'artista il miracolo prende forma. L'esperienza artistica è così prossima a quella sessuale, alle sue pene e ai suoi piaceri che i due fenomeni non sono in realtà che forme diverse di una identica brama e beatitudine”.

 

GIANCARLO FANTINI. Il viaggio continua. Spazio Moderno ...

Dall'inaugurazione ... [31 ph.]



“Se per percepire la bellezza di un fiore dovessi recuperare parti di te nascoste dietro a traumi, allora la bellezza di quel fiore sarebbe tale da farti male, tanto male quanto è sepolta la tua anima e tanto male quanto è bello il fiore. Il dolore della sua bellezza non può che far risorgere”. Di proposito le frasi precedenti sono virgolettate. Non le ho scritte io, ma potrei farle mie. Di sicuro so che mi è capitato in questo tempo appena trascorso di avere dei brividi dopo aver osservato con una lente di ingrandimento ciò che era nascosto tra certe pennellate; così come mi è successo di commuovermi la notte in cui, terminato un dipinto, ho avuto la sensazione di esserci dentro; mi ha pure preso l'ansia quando mi sono ritrovato in un luogo mai visto, ma dove ero già stato e ho sentito il bisogno di dipingerlo ... Recentemente poi, grazie al tetto trasparente del mio studio, ho avuto l'opportunità di dipingere un temporale mentre sopra di noi il temporale c'era davvero: non mi sono bagnato, perché riparato e protetto, ma “ero” nel temporale, senza paure, con la necessità unica di fissare sulla tela le gocce d'acqua, le correnti d'aria, i suoni. E scoprire i limiti di una tela, come quel temporale che poi passa e torna il sole o, magari, l'arcobaleno. Ho usato soprattutto l'indaco in questi cieli e in questi momenti ... ma appartengo al blu, il colore della lontananza. E mi capita di sentire spesso “der ferne klang”, il suono lontano. “Tutto può ispirare e, potenzialmente, l'ispirazione è ovunque. Attenzione però: non si cerca, ma si incontra, e bisogna lasciarsi travolgere” (Daniel Libeskind)


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