ARTEADARONA. Frammenti di verde e d'altrove (agosto 2010) ...

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::: Dal discorso d'inaugurazione di Silvana Pirazzi
Arona, 7 agosto 2010

L'artista ci accoglie già in maniera piuttosto insolita: in uno spazio pubblico che è frutto del suo impegno e della sua fantasia, dato che ha lavorato personalmente al recupero e alla ristrutturazione di queste sale. Non capita tutti i giorni che una mostra d'arte sia ospitata in un manufatto a sua volta artistico, non opera di grandi architetti e tecnici, ma dello stesso artista che questo spazio lo abita.
La prima cosa che ci colpisce, delle opere di Giancarlo Fantini, è la tecnica: sostanzialmente a olio, è però arricchita da materie tratte dal mondo della natura, la grande protagonista dei soggetti, come sabbie, segature, filo, financo le crete senesi per descrivere, anzi, raccontare, il paesaggio toscano. Sulle tele finiscono tutti quegli elementi, per quanto è possibile, che egli vuol più che ritrarre, comunicare, donare al fruitore.

 

GIANCARLO FANTINI. Frammenti di verde e di altrove. Spazio Moderno ...

Dall'inaugurazione alla chiusura. Tutti gli eventi [34 ph.]



Il quadro di Fantini è dunque un'esperienza non solo visiva, ma anche tattile. Quando lavora, egli abbraccia, tocca, si immerge, gode di questi materiali, con una gioia pura e naïf che egli riesce a trasmettere al pubblico delle sue opere, risultati felici di questo serio ludus esistenziale.
La tela è per Fantini lo spazio privilegiato per un linguaggio puro, privo di sovrastrutture, immediato e ingenuo. Non descrive la materia: dove può, la inserisce. Ma questa ingenuità è ricercata e consapevole, è un mezzo efficace per attingere alle emozioni più vere e profonde. Non è uno sprovveduto, Fantini: è un uomo in continua e golosa ricerca di un senso più profondo, di orizzonti più completi, autentici e appaganti, di un altrove che potrebbe essere qui, dove domina la natura incontaminata, che egli ama appassionatamente e contempla con la mistica di un asceta orientale, di un filosofo, lontano dai rumori del mondo, dal movimento, dalla massa. Per questo motivo si è ritirato a produrre in un piccolo borgo della Val d'Ossola.
Questa ingenuità voluta, così lirica, si esprime anche nel rifiuto consapevole di frequentare accademie e corsi d'arte. Perché? Perché per Fantini tutto è arte: ogni espressione o azione umana tesa a scoprire con occhi nuovi la bellezza nel quotidiano. E', dunque, la sua arte più che mai libertà e individualità, lontana dai vincoli dell'accademismo.
In questa scelta di autodidassi si esprime la Weltanschauung del pittore: in quanto uomo libero, egli si sceglie uno o più maestri (ed egli ha scelto i più grandi: uno per tutti, Monet, con la sua lezione sulla luce, che si nota soprattutto nei quadri d'acqua, l'elemento favorito di Fantini), e poi li adatta al suo spirito, alle sue necessità espressive, dimostrando in questo notevole gusto e personalità.
Sì, può piacere o non piacere; certo è che egli è stato serio e onesto nel suo percorso d'arte e di ricerca, e lo dimostra il salto qualitativo delle sue opere: basti vedere il "Gioco d'onde" del 1999, accanto ai quadri più recenti. Inoltre egli è artista in quanto ha un messaggio, anzi due, forti e positivi, da comunicarci. Da una parte la necessità di risveglio dell'uomo dalla sua condizione di dormiente, in un grigiore che intride tutta la quotidianità, se vissuta in modo passivo e inconsapevole. Anzi, proprio questa passività aliena l'uomo dall'ambiente che lo circonda; il quale, se guardato con occhi nuovi, come fanno le opere di Fantini, torna a mostrare la sua anima e ad accogliere la persona. Questo è il messaggio e questa è la missione dell'artista, e nella fattispecie della serie di foto del 2010: da "Come fossili" a "Vortice", passando attraverso "Risveglio", "Contemplazione" e "Creazione". Qui l'uomo, alla fine di un percorso di riappartenenza, si fonde consapevolmente con quel creato che egli stesso ha contribuito a ri-conoscere e a in-formare, ossia a dargli forma.
Dall'altra parte, come secondo messaggio, vi è il richiamo alla natura, alla pace, alla lentezza del godimento che coinvolge tutti e cinque i sensi. E' egli un esteta gaudente? Sì, anche, ma non solo, perché non è monodimensionale. Il suo estetismo è l'essenza della vita dell'uomo, la profonda nostalgia del paradiso perduto, che egli contempla in un'anamnesi metafisica, ovvero in una sorta di ricordo platonico, non intellettualistico ma intuitivo. Per questo i suoi paesaggi sono caratterizzati da un'atmosfera metafisica, non verista/realista: immobile fissità solitaria, tempo sospeso che è il tempo dell'estasi contemplativa (non a caso in greco "ek-stasis" significa "stare fuori", dal flusso del tempo quotidiano), assenza della figura umana o animale, che danno il movimento, che anzi sono movimento.
Emerge così la cifra del suo rapporto con la natura, che non è ambiente, sfondo della vita di un gruppo o di una specie, come è nella concezione antropocentrica, ma è essa stessa una creatura senziente, con cui Fantini, e l'uomo come Fantini lo concepisce, arriva a intrattenere un rapporto privilegiato. E la natura è a sua volta un unicum, una donna che guarda all'artista come all'amante favorito. C'è molto della poetica dannunziana in questa concezione, del D'Annunzio di "Stabat nuda aestas", del D'Annunzio cioè non a caso più metafisico e sensuale a un tempo.
Bravo dunque Fantini nei paesaggi, mentre alla ritrattistica si applica solo in certe occasioni. Quali? La risposta emerge dal suo storico. Come si è capito, egli è un artista dalla schiena dritta, non un artigiano, dunque non crea su commissione, ma sotto l'impulso dell'ispirazione. Ecco dunque che i volti dei suoi rari ritratti appartengono a persone che a vario titolo hanno colpito il pensiero artistico del Nostro. Perché nella sua pittura Fantini ha lo straordinario coraggio di mettere a nudo se stesso, senza paure e senza reticenze. Una scelta che costa molto, come tutte le utopie quando vogliono essere messe in pratica, ma che da sola distingue chi ha qualcosa da dire da chi non l'ha.
Quando e come opera Fantini? E' interessante notare che egli dipinge in solitudine, perché "l'intimità creativa non può essere pubblica, e l'opera d'arte, pur fatta da mani umane, non è solo un prodotto manuale", ma la testimonianza concreta di un movimento, di una passione dell'anima. Pittura dunque del cuore, atto d'amore che si fa forma, colore e luce. E, come ogni atto d'amore, si consuma nel segreto della stanza più interna, e solo i frutti, figli o quadri che siano, si mostrano in pubblico.
Pittura metafisica perché coglie dunque l'anima, l'essenza oltre l'apparenza fisica, degli elementi della natura, di un'umile foglia, dell'acqua di un torrente, di un paesaggio ligure, toscano, provenzale. E questo tipo di pittura richiede una riflessione successiva all'atto visivo, che non è mai atarassico.
Mi spiego: Fantini osserva, visita i luoghi, anche più volte, per conoscerli a fondo. Ma questa osservazione non è priva di turbamenti, di emozioni, di, chiamiamole così, "scorie emotive", che coprono in maniera anche significativa l'essenza degli elementi costitutivi del paesaggio. In queste condizioni dipingere non sarebbe più giungere a conoscere e a contemplare l'essenza: sarebbe piuttosto caricare gli elementi dei risvolti dell'ego. E non è questo che Fantini vuol dare ai suoi fruitori. Ecco dunque spiegata l'operazione che compie, di fotografare gli ambienti naturali per poi ritrarli in studio in un secondo momento, quando, decantato lo spirito, depositate sul fondo le scorie, l'artista può finalmente contemplare ciò che la natura ha da dire, non ciò che egli vuol far dire a essa.
Qualcuno gli rimprovera di, agendo così, mettere poco di se stesso nei suoi quadri. "C'è più bisogno del tuo ricordo, non della perfezione. C'è più bisogno della tua interpretazione del reale, c'è insomma più bisogno di te". Significa questo forse che nella pittura in loco, fatta sull'onda delle emozioni o interpretata nel ricordo, c'è più dell'autore rispetto alla pittura decantata, metafisica? Non credo, non sono d'accordo: sono due ricerche diverse, ma ambedue in grado di gettare una luce sull'interiorità dell'artista: la prima, quella emotiva, sul suo sentimento; la seconda, che è poi quella di Fantini, sulla sua visione del mondo e sulla sua utopia. Scusate se è poco...
Ma è nel vero quel qualcuno, quando dice che non occorre la perfezione per dar qualcosa agli altri. Tuttavia bisogna ricordare che Fantini non vuole semplicemente "dare qualcosa" al fruitore: egli ha le idee ben chiare su cosa vuol dargli, ed è, come abbiamo detto, l'anima degli elementi. I quali in natura sono distinti, individuati: una cosa non è uguale a un'altra; una foglia non è uguale a un'altra, pur della sua stessa specie. Un uomo è forse uguale a un altro uomo? E allora in questi casi la perfezione è fondamentale, per comunicare al fruitore immediatamente qual è il soggetto ritratto. Un albero, non quell'altro. Ecco a cosa serve la fotografia. La macchina fotografica è uno strumento che apre la strada all'arte del pennello, senza sostituirlo, se non in alcuni casi pienamente giustificati.
Ad esempio, sulla scala alla fine della mostra vi è un tappeto di foto floreali, scattate nel momento di massimo splendore degli esemplari, che abitano il giardino urbano dell'artista. Anch'esse nascono da quest'idea di assoluta individualità dei viventi: un fiore non è uguale a un altro, e nemmeno a se stesso quando fiorisce una seconda volta, nella prossima stagione di rinascita. Ognuna di quelle immagini è un'opera d'arte, perché unica e irripetibile nella storia del cosmo. Come si fa a non leggere in questa concezione filosofica Eraclito di Efeso, quando dice che non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume? [Silvana Pirazzi]
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::: DAL LIBRO DEI VISITATORI

….l'Arte, quindi la pittura, è il luogo della perfetta libertà. Giancarlo non intende replicare la realtà, quanto rappresentarla proponendo immagini che esprimono un infinito potenziale visionario. La sua pittura è dunque essenzialmente creazione e testimonianza che crea il mondo e lo rende visibile a sé e agli altri. Il suo è un amalgamare i preziosi colori per una tela troppo limitata, perché le emozioni trasbordano in uno spazio che non deve avere confini...

...c'è sempre qualche novità che emoziona e stupisce...anno dopo anno.

...siamo lucidati gli occhi. Grazie!

...un viaggio nel “bello”. Grazie per l'opportunità.

...quanti originali suggerimenti e quanto proficuo lavoro.

...sei la mia disperazione!! nel senso che sono piena di ammirazione per la tua personale capacità di creare quello che vedi. E ' tuo, solamente tuo e il miracolo avviene quando lo trasmetti a chi guarda le tue opere. Grazie per darci queste emozioni che ogni volta mi riempiono di stupore e ammirazione!

...la capacità di vedere e creare l'essenza...ciò che appare semplice, ma è prima di tutto superiore!

...l'anima si riempie di gioia e vibra avvolta da un'onda d'amore che conduce e trasporta lungo il sentiero...della vita attraverso la natura. Grazie per questa splendida condivisione.

...i complimenti sono ovvi perché le tue opere sono bellissime, ma il tuo “manifesto” è tra le cose più belle e toccanti che abbia letto e sarà fondamentale nel mio, di percorso...si : è valsa la pena di arrivare fin qui e ora. Grazie

….sono passato tante di quelle volte qui davanti senza fermarmi....sono contento che oggi sia andata diversamente. Stupendo, le opere, il fatto che un posto come questo esista. Grazie

...in particolare la luce e la profondità che sei riuscito a dare..

...la luce dentro.

...oggi ci siamo fatti un bel regalo, incontrando la tua pittura.

...grazie per l'emozione vissuta.

...risvegli molte curiosità, sia sui soggetti che sulle tecniche utilizzate. Molto coinvolgente. Bellissimi paesaggi, ricordano quelli visti dal vivo, anche come impressioni.

….è sempre piacevole e ogni volta una felice sorpresa.

mi hai trasmesso la profonda consapevolezza di essere tutt'uno con la Natura e quindi con la Creazione. Non è però un concetto Michelangiolesco quello che si percepisce, ovvero “scintillio di vita”, ma piuttosto la ricerca atavica di radici che ogni creatura vivente porta dentro di sé. Hai in sostanza rappresentato e anche riassunto la Madre Terra, la sua capacità unica di dare la vita e il più bel fiore, il più bel frutto, la più bella e completa creatura che abbia partorito e nutrito, ovvero “l'uomo” la ringrazia dal profondo , offrendole il suo con-tributo....
bravo, complimenti, sei riuscito a sintetizzare il molteplice rendendolo “uno” e da quell' uno sei riuscito nuovamente ad esaltare il molteplice...
questa è anche una grande lezione di spiritualità, oltre che di arte e creatività...ma del resto, quando l'arte parte dal cuore e dalla mente e viaggia all'unisono con l'essere nella sua interezza diventa anche spiritualità e si con-fonde col divino, quello che c'è in ognuno di noi.
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GIANCARLO FANTINI. Frammenti di verde e di altrove. Spazio Moderno ... ::: Il MANIFESTO di apertura alla mostra ...

Dopo qualche anno di assenza ritorno a scrivere un “manifesto” di introduzione ad una mia personale. E' una scelta voluta, ma anche una risposta ad alcuni visitatori abituali, che, nel tempo, mi hanno posto una serie di domande alle quali non ho avuto fin qui il tempo di rispondere. Ecco i motivi di queste brevi note che ho iniziato a rendere pubbliche nel '97, tre anni dopo la decisione di mettermi a lavorare coi colori in modo organico e ad esporre con altrettanta regolarità.
Per questioni diverse non voglio tornare troppo indietro nel tempo, limitandomi alla scorsa estate. E' ben vero che negli ultimi anni ci sono stati incontri importanti, letture illuminanti, visite a mostre istruttive, ma il momento più importante è del luglio 2009. Quando sono entrato per la prima volta in questo ex cinema abbandonato e devastato dal tempo, ma soprattutto dagli uomini, dopo aver visto il disastro ho chiuso gli occhi ed ho “visto” ciò che sarebbe diventato, cioè quello che anche voi oggi potete vedere. E' stato un mese di lavoro coi miei figli, tre camionate di macerie portate via, non un soldo di finanziamento pubblico (anche per non dover dipendere poi dalle grazie dell'assessore di turno), non uno sponsor privato, invano cercato. Il risultato, apprezzato dai più, invidiato da molti, è oggi a disposizione di chiunque abbia qualcosa da mostrare: per quanto mi riguarda, mi riservo una personale all'anno, come sempre, da quando ho iniziato. Lo considero quindi una delle mie opere migliori, realizzata “evitando coloro che cercano di sminuire le vostre ambizioni”, un sogno diventato realtà. E sono orgoglioso di aver dato alla mia città questa risorsa, di aver contribuito a non perdere definitivamente un altro pezzo di memoria. Ho la presunzione di essere stato “ispirato”, in questa impresa, così come in molte delle opere che qui vedete esposte: già l'anno scorso, sul registro delle firme, la parola più frequentemente scritta dai visitatori era “emozioni”. Ma sono anche arrivato a credere che “non vi è alcun limite a ciò che voglio creare”. “L'ispirazione non è quel che riceviamo in cambio di quanto facciamo, è ciò che mettiamo nelle nostre azioni”; “l'uomo è un ruscello la cui sorgente è nascosta”; “tornate alla semplicità della Natura”; “siamo tutti maestri e ciò che insegniamo è ciò che impariamo”; “qualcuno o qualcosa è responsabile della continua creazione di cui sono testimone attraverso i miei sensi”; “nulla succede per caso”...
Tutte le frasi “virgolettate” sono ovviamente citazioni dalle letture più recenti, ma le ho fatte tutte mie perché a questo punto del mio cammino sono arrivato. La montagna è ancora alta, la fatica più intensa, ma non ho più alcun dubbio sul mio dover andare avanti, pagandone tutti i prezzi che un simile percorso comporta. Lungo la strada che mi è stata data da percorrere, per vedere e mostrare le cose belle che incontro, mi è capitato di avere dei compagni di viaggio: i tratti sono stati differenti, a volte molto brevi, altre più lunghi e intensi...e qualcuno ha deciso di chiamarmi Maestro: sapesse quanto ho ancora da imparare... Spesso mi trovo solo, ma deve succedere anche questo, perché non puoi pensare di cambiare gli altri, né di pretendere ti assomiglino: ognuno ha almeno una missione da compiere transitando su questo pianeta... I fiori, le piante, prima ancora degli animali, sono arrivati qui e ci consentono di vivere, al meglio delle nostre possibilità: mi limito ad osservare, reinterpretare, mostrare, nel mio modesto ruolo di divulgatore. Sono convinto di dover svolgere questo compito senza prendere in giro nessuno: le opere esposte possono piacere o meno, non pretendo l'unanimità dei consensi, mi piace pensare di dare piacere a qualcuno, o, almeno, vedere un sorriso. Colori, sabbia, segatura, carta sono solo strumenti: sono i vostri occhi, la mente, il cuore che devono decidere se valeva la pena di arrivare fin qui e ora. Starò anche ad ascoltare: infatti ci sono state date due orecchie ed una bocca sola. A volte, il silenzio serve più di tanti rumori inutili. Spesso, soprattutto in tempi di notizie urlate o cancellate, è meglio limitarsi ad osservare. Come facevo da bambino, come vorrei continuare a fare, finché ne avrò il tempo.


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